• Libra Adri

Bali, il cambiamento

I turisti che oggi visitano Bali non possono sapere com’era, forse i balinesi stessi non si rendono conto del cambiamento che ha stravolto la loro isola e loro stessi. Non avvertono questi cambiamenti perchè li hanno assimilati e metabolizzati giorno per giorno, come una madre che non percepisce il crescere del proprio bambino ma lo nota chi non lo vede tutti i giorni, arriva e lo trova cambiato. La percezione di un cambiamento avviene a distanza di alcuni anni. Quindi solo chi ha visitato Bali negli anni ’90 potrà oggi percepire un cambiamento. Quando visitai Bali per la prima volta nel 1982 era ancora poco frequentata. Il traffico scarso, pochi alberghi, pochi motorini, vespe ed auto. I paesaggi magnifici e la gente meravigliosa. Per rispondere agli interrogativi delle persone che non concordano col mio giudizio sulla Bali di oggi, devo precisare che Bali rimane una splendida isola, nonostante i cambiamenti apportati per esigenze turistiche. Il mio non deve essere considerato un accanimento personale, ma l’espressione di un dolore per la perdita di qualcosa di unico ed insostituibile. Il cambiamento che ho cercato di raccontare, risiede nei balinesi ancor più che nell’ambiente. Poco più di dieci anni fa avvenne un cambiamento profondo nell’animo dei balinesi. Capirono che il denaro era preferibile alle loro tradizioni. Tramite Internet si resero conto di quanto gli occidentali pagavano alcuni servizi e li pretesero dai turisti che giungevano a Bali. Con poco lavoro ed un sorriso stampato sul viso ottenevano un guadagno che li rendeva ricchi nella loro società. Poi anche questo non bastò più ed equipararono i loro prezzi al mercato statunitense. Una guida che parla italiano, chiede 50 euro a persona, equivalgono a circa 600.000 rupie, una coppia spenderà 1.200.000 rupie. Un motorino Honda il più caro e il più ambito, costa 14 milioni di rupie, il conto è facile, ogni due settimane quella guida, simpatica, gentile e preparata potrà comprarsi un motorino nuovo. In sostanza sono più ricchi di noi e quando sentono minacciata la loro agiatezza diventano aggressivi, dove prima erano gentili ed educati, trattano il turista con sufficienza, hanno prenotazioni per tutto l’anno e possono ‘permettersi’ anche di essere sgarbati. Dove prima le fanciulle sorridevano anche con gli occhi, oggi sbuffano se fai una domanda. A chi mi chiedeva se c’era una speranza a che la magia di Bali e dei balinesi potesse tornare, io sono costretta a disilluderli. Al mondo esistono tanti che ancora non conoscono Bali, per un milione di persone che partono deluse, ve ne sono altri due milioni che arrivano, attirati da un sogno. Forse lo troveranno ma sarà un qualcosa di artificioso, con l’etichetta ed il cartellino col prezzo. Di spontaneo è rimasto solo il sorriso dei bambini, quello è immutabile. Voglio portare tre esempi che meglio di tante descrizioni fanno capire il cambiamento maturato nell’animo dei balinesi. Nella mia prima visita scesi in un ottimo albergo, trascorsi una vacanza piacevole ma al momento del conto mio marito notò un importo diverso da quello pattuito. Rimase sorpreso e fece notare l’errore. Lo fecero accomodare, cominciarono a parlare, un impiegato mi notò, mi vide forse un po’ in ansia, queste beghe non si sa mai come finiscono e mi disse: “non si preoccupi, vedra’ troveranno un modo che accontenti tutti”, con mio grande sollievo li vidi uscire sorridenti, avevano trovato un compremesso che aveva soddisfatto mio marito e l’amministrazione. Secondo esempio, le strade di Bali fino a pochi anni fa erano molto strette, su molte strade due macchine non si potevano affiancare. Ci capito’ una volta di trovarci in una situazione un pò difficile, la strada troppo stretta per fare manovra, altri mezzi sopraggiungevano, eravamo semi bloccati. Noi gli unici europei in mezzo a una mezza dozzina di balinesi. Scesero tutti, valutarono la situazione, confabularono un poco fra di loro, risalimmo tutti in macchina, indietreggiammo, ci spostammo, trovammo il modo di uscire e ripartimmo. Tutti felici, grandi sorrisi, grandi saluti e ognuno per la sua destinazione. Terzo esempio, nella magnifica cittadina di Ubud vi è ancora oggi un mercato molto vivo, pieno di colori e aromi. Vi compravo piccoli oggetti di artigianato locale, maschere, cestini, soprammobili, da donare agli amici al mio rientro dalle vacanze. Una volta non riuscivo a trovare un accordo sul prezzo di un oggetto, la venditrice per non scontentarmi mi disse: “sei il primo cliente di oggi, ti faccio un buon prezzo per sorridere alla fortuna” e mi lasciò l’articolo al prezzo che desideravo. Questo accadeva ‘ieri’. Lo scorso anno in un altro ottimo albergo si rimagiarono il prezzo pattuito per la stanza e il direttore, credendo che non lo capissimo, si rivolse in indonesiano all’impiegato dicendo: “ma che vuole questo st…zo”. Ancora oggi alcune strade secondarie di Bali sono strette ed un paio di anni fa rimanemmo intrappolati, l’autista che aveva causato l’ingorgo non voleva spostarsi, noi eravamo impossibilitati a farlo, per farla breve, il balinese si spostò ma ci sputò addosso. L’anno scorso al mercato di Ubud volevo comprare un cesto, la donna mi chiese 600.000 rupie, prezzo sconvolgente se si considera che vi sono persone che debbono lavorare un mese per prendere questa cifra. Quando io, col sorriso sulle labbra, feci notare che era troppo caro, la donna mi rispose: “perchè vieni a Bali se non vuoi spendere?” Solo dopo l’attentato dinamitardo a Kuta e l’immediato crollo delle prenotazioni, si resero conto della loro ‘fragilità’ e li ho visti sconvolti dalla paura di perdere il loro benessere.

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