• Libra Adri

Bali, ciò che resta.

Tre o quattro volte l’anno, mio marito ed io prendiamo il traghetto ed andiamo a Bali a fare la spesa: spaghetti italiani, olio di oliva, carne di maiale che troviamo solo a Bali, formaggi ed altre cose che servono ad allietare la nostra tavola. I traghetti che uniscono Bali alle isole minori sono mezzi cinesi dismessi, tenuti insieme da croste di ruggine e strati su strati di vernice. La prima volta che mi imbarcai mi guardai in giro per cercare salvagenti o altri mezzi di soccorso, qualcosa c’era ma del tutto insufficiente in caso di bisogno. Se vi “scappa..” è meglio che aspettiate, la traversata dura solo quattro ore e le latrine sono indescrivibili. Se si vuole vivere in Indonesia bisogna mettere in conto anche questo perché lo Stato nulla ti dà ma nulla ti chiede. Nel mio ultimo viaggio a Bali ho avuto la gradevole sorpresa di viaggiare su un traghetto quasi nuovo, ogni tanto i desideri si avverano. Ci tratteniamo a Bali solo lo stretto necessario per fare la spesa e qualche altra commissione. In poco meno di una generazione, Bali è passata da società rurale e patriarcale, ad una società che ruota intorno al turismo e tutti i suoi derivati, proiettata verso il consumismo e la globalizzazione. Le grandi società internazionali, vista la domanda, hanno aperto qui i loro supermercati, grandi magazzini, fast food. Travolti dal benessere i balinesi hanno accresciuto le loro pretese, ambivano alla ricchezza e per ottenerla non sono andati tanto per il sottile, da tempo i prezzi di Bali sono equiparati al costo della vita negli Stati Uniti. Se qualcuno protesta gli rispondono: “se non vuoi spendere non venire a Bali” Il turismo ha la sua parte di colpa, i vacanzieri non vogliono rinunciare alle loro abitudini e i balinesi danno loro quello che chiedono, facendoglielo pagare senza sconti. Molti turisti riducono la loro visita a poche escursioni comprovate da foto, giusto per dire agli amici: “siamo andati a Bali…” ma passano la mattinata in spiaggia e la sera in discoteca. Ogni volta che torno a Bali, provo un sentimento di odio-amore, la meraviglia che io avevo conosciuta è andata perduta per sempre, le nuove generazioni non possono capire di quanta bellezza sono state defraudate. A chi mi dice che non si può fermare il progresso, io rispondo che costruire una vita migliore per se stessi e per i propri figli, non vuol dire distruggere una cultura che affondava le sue radici nella ricerca dell’armonia fra le persone e la natura. Quando dieci anni fa, dopo un’assenza di qualche anno, tornai a Bali e trovai questi cambiamenti, io che avevo conosciuto e amato una Bali incantata, rimasi stupefatta, poi fui sconvolta dallo scempio che avevano compiuto, infine mi infuriai con i balinesi che avevano distrutto una magia che tante persone come me avevano amato e conservato nel cuore come un ricordo prezioso.

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