• Libra Adri

Auguri e Figli maschi !


Ho già fatto un ritratto della donna indù, della donna giapponese e della donna mussulmana senza scendere troppo nei dettagli. Concludo questa prima analisi, parlando della donna cinese.

Nonostante qualche aspetto sgradevole del carattere cinese, confesso che ammiro questa gente, parsimoniosa, instancabili lavoratori, flessibili a secondo delle occasioni, soprattutto intelligenti. 

Fra le donne di tutte le razze che ho incontrato nei miei viaggi, a mio avviso la donna cinese è la più dura, senza sottigliezze come le medio-orientali, manca della  gentilezza delle giapponesi, della furbizia delle donne del sud-est asiatico, la donna cinese è pratica fino al midollo e calcolatrice.

La Cina è prima di tutto, un nazione complessa, estremamente variegata: i cinesi del sud, sono molto diversi da quelli delle altre provincie che differiscono a loro volta tra di loro anche fisicamente, in certa misura, la Cina e` misteriosa per gli occidentali. Per quante volte io l’abbia visitata, ogni volta ho scoperto nuove sfaccettature delle loro  tradizioni e non posso affermare di conoscere appieno i cinesi e la loro cultura.

I Cinesi di oggi, forse a causa di tanta “astinenza” imposta dal partito comunista,  credono principalmente nel materialismo e nel consumismo, non essendoci spazio per deboli o perdenti, che sono semplicemente eliminati dal sistema, l’unica ossessione è di non perdere mai.

La competizione tra di loro avviene senza “scorciatoie”, questa componente irrinunciabile li rende anche bugiardi, disonesti, chiassosi, invadenti, a volte anche spietati.

Il “sorriso asiatico” permette di dissimulare le loro vere intenzioni finché sono in una posizione di inferiorità,  rivelano il loro vero volto una volta che hanno raggiunto, senza sconti per nessuno, una condizione di superiorità.


Per capire la moderna società cinese è necessario studiare le tradizioni del passato che hanno spinto gli uomini e le donne a cambiare, per cancellare i motivi culturali di oppressione e schiavitù  delle donne che sono state per secoli  considerate inferiori, semplici fattrici di una discendenza preferibilmente maschile.

L’ emancipazione è stata forzata, passiva, vennero sostituiti nuovi valori e nuovi modelli femminili a quelli antichi feudali, ad esempio la fasciatura dei piedi delle donne fu condannata non per motivi umanitari ma perché questa usanza rendeva le donne inabili al lavoro….. Questo cambio di direzione è avvenuto non per bontà d’animo o per cancellare un’ingiustizia, ma perché le donne servivano alla causa del comunismo cinese.

Nella Cina tradizionale nascere donna era una maledizione, si dovettero addirittura promulgare leggi che vietassero ai mariti di picchiare le proprie mogli che partorivano  figlie  femmine, fra i ceti più poveri e nei tempi di carestia, le bambine  venivano addirittura abbandonate e lasciate morire.

Oggi il numero degli aborti di feti di femmine raggiunge numeri impressionanti, molto spesso nel momento in cui una coppia apprende attraverso l’ecografia di aspettare una femmina,  ricorre all’aborto con il risultato che  il numero dei maschi supera abbondantemente quelle delle femmine: arriverà il giorno in cui i giovani cinesi non troveranno più mogli e bisognerà quindi “importarle” dai paesi  del sud est asiatico.

La differenza della  diversa struttura della famiglia cinese rispetto a quella europea nasce dal fatto che la famiglia cinese ha ancora oggi una struttura  patriarcale molto più accentuata della nostra famiglia di100 annni fa; nella nostra, la coppia ha velocemente acquisito un suo riconoscimento ed una sua autonomia.


La donna cinese, nel momento in cui si sposava perdeva quasi ogni rapporto con la sua famiglia di origine che rivedeva solo in occasione del capodanno, giorno in cui la tradizione permetteva alle figlie di visitare i genitori, essi  avevano il solo compito di allevarla fino all’età del matrimonio e diventati anziani non potevano  sperare di essere da lei assistiti ma lo erano dalla moglie del maschio.

La donna entrava invece pienamente  nella  famiglia dello sposo e doveva obbedienza non solo al marito ma anche e soprattutto ai suoceri ovvero i reali “capi-famiglia”.

Si capisce  facilmente come le suocere  fossero inclini a trattare duramente le nuore con le quali non vi era nessun legame di affetto naturale, un po’ per la naturale  gelosia ma soprattutto facevano pagare alle giovani nuore tutto quello che esse avevano patito quando erano state  giovani spose: una specie di girone infernale, in cui si era prima vittime e poi carnefici.

La donna, secondo la tradizione confuciana di epoca imperiale, era sottoposta per tutta la vita alle tre subordinazioni: verso il padre, il marito e il figlio, a cui doveva totale devozione, rispetto e obbedienza.

Doveva sapersi schermire, umiliare, doveva rinnegare i propri meriti e  mantenere sempre un atteggiamento di abnegazione, in sostanza tenere un basso profilo per non appannare la figura del capo famiglia.

Nella società cinese, prima dell’avvento di Mao, la donna apparentemente non aveva diritti ma “dietro le quinte” era l’indiscussa regina della casa e si preoccupava dell’armonia della famiglia.


Innamorarsi era considerato quasi una vergogna, un disonore per la famiglia; non perché fosse tabù -dopo tutto, l’amore romantico aveva in Cina una tradizione venerabile- ma perché si riteneva che i giovani non dovessero trovarsi esposti a situazioni compromettenti, sia perché incontrarsi era giudicato immorale, sia perché il matrimonio era considerato innanzi tutto un dovere, un accordo tra due famiglie e la verginità della fanciulla era indiscutibile.

La verità che svetta su ogni cosa è che la famiglia era considerata il pilastro di un equilibrio sociale in cui ognuno ha compiti, doveri e imperativi da onorare, ed uno dei dogmi del confucianesimo è che solo se la famiglia sarà ordinata anche lo Stato sarà ordinato e pacificato.

Nel presente le vecchie tradizioni sono state in parte sradicate, il modello della famiglia patriarcale, comincia lentamente a perdere terreno, soppiantato da gruppi famigliari, costituiti solo da genitori e figli. La motivazione principale di questo cambiamento, soprattutto negli agglomerati urbani, è la nuova struttura dell’economia.

Se nelle campagne, la coltivazione della terra e l’allevamento degli animali, costituiva la certezza della sopravvivenza per l’intera famiglia, ed i numerosi figli che aiutavano nel lavoro permettevano di migliorare la produzione agricola, nelle città il lavoro nelle fabbriche, ha determinato un nuovo assetto famigliare, in cui anche la donna, fa parte della catena produttiva al di fuori delle mura domestiche, ciò comporta, ovviamente, la rinuncia ad una famiglia numerosa, che risulta molto difficile da gestire.

Basti pensare alla famosissima e assai discussa politica del figlio unico.

Un solo figlio è previsto per le famiglie residenti nelle città, due nelle campagne, se la prima è femmina o se il neonato è portatore di handicap, due per le minoranze ovunque residenti. In questo modo il bambino diventa un vero e proprio oggetto di culto, il tesoro della famiglia. Il figlio maschio infatti veniva considerato come il continuatore della famiglia, poteva lavorare  e produrre mentre la femmina veniva vista come un debito a causa della dote ed una spesa senza ritorno perché dopo sposata l’avrebbero perduta per sempre.


Alla donna fragile, chiusa fra le mura domestiche ed esclusivamente dedita all’allevamento dei figli, che era stata il modello confuciano per millenni, il comunismo ha imposto un nuovo modello femminile, quello della donna che, favorita dalla prescrizione del figlio unico, al fianco del compagno, partecipa allo sviluppo del paese. Sono i nonni che si prendono cura dei nipoti, come avviene un po’ dappertutto nella società moderna.

Nelle grandi città, le donne possono far carriera, dotate di un sorprendente senso affaristico, e godono spesso di notevoli capacità manageriali.

Le università londinesi e americane sono piene di studentesse cinesi che, una volta tornate in patria, cominciano a far carriera in banche e multinazionali, ma sono una minoranza. Molte altre ragazze partono svantaggiate in quanto, per motivi sociali e familiari,  non hanno avuto un percorso scolastico di buon livello e riescono ad accedere solo ad università di bassa categoria.

Se una famiglia non ha grandi possibilità finanziarie, farà studiare il figlio maschio piuttosto che la figlia. L’importanza che ancora viene attribuita al matrimonio nella vita di una donna fa sì che essa abbandoni gli studi prima di un coetaneo, per sposarsi.

Questi atteggiamenti, tradizionali, difficili da sradicare, hanno subito un duro colpo a causa delle leggi per contenere la crescita della popolazione e stanno già influenzando alcuni atteggiamenti ed abitudini della popolazione.

Non bisogna guardare la società di città  come HongKong o Shanghai, che hanno risentito dell’influenza della  cultura occidentale per molti decenni, bisogna osservare la periferia di questa immensa Nazione.

Lontano dalle grandi città  la donna continua a stare in casa, molto spesso è ancora oggi analfabeta e non può occuparsi di altro che della casa e dei figli, anche quando lavora, i lavori domestici sono solitamente di sua sola competenza, vivendo a volte separata dal marito, spesso costretto a vivere in un’altra città per esigenze lavorative.

Nonostante evidenti disparità, la posizione della donna nella società è migliorata, le è riconosciuto il diritto allo studio, al lavoro, ma in seno alla famiglia ha ancora un ruolo subordinato, le conquiste dell’emancipazione sono solo un sottile strato sulla dura scorza della tradizione millenaria.

Le tradizioni sono ancora forti e l’idea che la donna stia meglio in casa e l’uomo fuori, non è ancora scomparsa. In una società dominata e controllata dagli uomini, non sorprende che molti matrimoni vengano ancora combinati tra amici e conoscenti, il padre o il fratello maggiore decide il destino della figlia o sorella senza chiedere la sua opinione, la cura degli anziani suoceri è suo imprenscindibile compito, la donna prega perché le sia concessa la grazia di un figlio maschio.

Fin dall’antichità, la specie umana si è sviluppata su di  un modello patriarcale,  il maschio era mediamente più razionale, forte e aggressivo, la femmina era più sensibile ed affettuosa. La posizione di predominio del maschio ha comportato per la donna una condizione di sottomissione che l’ha costretta per millenni e tuttora la mantiene, soprattutto nei paesi più arretrati, in uno stato di inferiorità.

Per amore della verità dobbiamo ammettere che la differenza tra i due comportamenti è della massima importanza,  ho qualche dubbio che l’umanità sarebbe progredita o sopravvissuta se gli esseri umani fossero stati tutti aggressivi o viceversa tutti mansueti.

In Atene, la capitale della sapienza antica, nello stesso periodo in cui Confucio diffondeva il suo pensiero, la donna non aveva accesso allo studio. Non si hanno notizie di donne che si siano distinte in qualche campo, se non poche eccezioni che appunto rimangono tali. L’uomo la considerava un essere inferiore, ne limitava la libertà. Le leggi la definirono incapace di fare testamento, soggetta alla tutela del padre o del marito.

A Roma la condizione della donna era migliore, ma di poco. Poiché ella era considerata ”per sua natura irresponsabile”, era condannata a vivere in uno stato di inferiorità.  Col tempo, le matrone, figlie e mogli di aristocratici, o di importanti personaggi della politica e della cultura, rivestirono un ruolo particolare e molto apprezzato nella vita della famiglia: erano loro che si occupavano della prima educazione dei figli.

“casta fuit, lanam fecit, domus servavit -“fu casta, lavorò la lana, custodì la casa,”-

era il massimo elogio che i romani concepivano per le donne.

Il ruolo della donna nel Medioevo non è facilmente riconducibile a un unico comune denominatore: spesso ignorata o disprezzata da teologi e filosofi, altresì  essa occupava, in parecchi casi, una posizione veramente influente nella vita politica, religiosa, artistica. Molto dipende, come è logico, dalla condizione sociale e dall’ambiente: ma è certo che, al chiudersi del Medioevo, si consolida definitivamente quell’atteggiamento di ostilità e di oppressione nei confronti della donna che dominerà poi tutte le società europee dell’età moderna.

Nel Rinascimento inizia l’epoca moderna che rappresenta la donna in campo artistico in rappresentazione della sua bellezza. La visione femminile che ne deriva è in genere inneggiato nella poesia, nella pittura e scultura. Ufficialmente però, le arti figurative, controllate dalla Chiesa, non possono dare grande spazio alla raffigurazione realistica della donna, considerata dalla visione cristiana di allora essenzialmente come fonte di peccato.

Soprattutto tra il XV e il XVI secolo,  la donna venne demonizzata come creatura malefica, bugiarda, ribelle e quindi facile preda del demonio. Questa è l’immagine che ne davano i vari trattati ecclesiastici del periodo. Furono le donne più deboli e indifese (vedove, orfane, vecchie) a diventare il capro espiatorio delle paure collettive.

“la donna è l’angelo del focolare”, dicevano i nostri nonni, ma la convinzione che la donna per essere buona sposa e madre, dovesse dedicarsi unicamente alla famiglia, era un concetto radicato ancora nel XIX secolo. 

Nel Diritto di Famiglia era scritto che il marito aveva la diritto/dovere di “correggere” il comportamento della moglie anche con punizioni fisiche.

Il male sta nel fatto che si tende sempre a cadere da un estremo all’altro. La donna moderna, nei paesi occidentali e` evoluta e la si vede essenzialmente pari all’uomo, emanciapata e libera dalle costrizioni di altri tempi ma questo e` anche causa di nuovi malanni: la distruzione della famiglia non solo come organizzazione famigliare ma come mezzo del sano sviluppo delle nuove generazioni che sono spesso abbandonate a se stesse.


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