• Libra Adri

1956 Natale 2016


Chissà se esiste ancora la tradizione della poesia di Natale, gioia e incubo di ogni bambino di tanti anni fa, doverla recitare di fronte alla famiglia riunita, si cominciava a studiarla i primi giorni di dicembre, ricordo quella che recitai io, in piedi su di una sedia, il vestitino buono ed il fiocco nei capelli, tutti i parenti intorno, dodici strofe da ricordare, la pronuncia blesa a causa dei denti che mi mancavano, “accidenti proprio a Natale”,  emozionata e felice di essere arrivata fino in fondo senza errori, soddisfatta dopo la paura e la preoccupazione di una improvvisa amnesia.  

Le famiglie si riunivano, tre, quattro generazioni, festeggiavano e celebravano il Natale insieme; si cucinava la lasagna, il pollo arrosto con le patate, gli antichi dolci tradizionali, ricette tramandate da madre a figlia e il giorno dopo, gli ‘avanzi’ erano ancora più buoni. 

Dopo la Messa di Natale, ritornati a casa, vicino al presepe grandi e bambini trovavano chi un paio di scarpe quasi nuove, una sciarpa, un maglione, esistevano pochissimi giocattoli, comunque io ero più fortunata di altre bambine, ricevevo una bambola col viso di porcellana, con gli occhi che si aprivano e chiudevano e con un bel vestito, quel dono mi doveva durare fino al Natale successivo; tanti altri bambini invece non ricevevano nulla, non c’erano abbastanza soldi per queste frivolezze. 

La mattina successiva quei pochi fortunati si pavoneggiavano in strada, con il cappello da cow boy, il cinturone e la pistola, il monopattino costruito dal papà, il lusso inaudito dei pattini, le bambine portavano a spasso il bambolotto nella carrozzina in miniatura, non c’era molta scelta ma ci sentivamo fortunati ed eravamo felici, gli altri bambini ci guardavano..  e c’era una frase che ricordo e che mi commuove ancora: “mi fai provare?”

Andrebbero ricordate le tradizioni di un passato non così lontano come  si potrebbe pensare, in Italia pochissime famiglie possedevano la televisione, in compenso avevamo i nonni con inesauribili storie, e noi ragazzini, riscaldati dalla stufa di ghisa che ci arrossava le guance, ascoltavamo rapiti, che fossero storie vere o inventate sul momento, non aveva importanza, eravamo insieme e volavamo con la fantasia.

Se negli anni ‘cinquanta’ poche famiglie potevano permettersi lo spreco di un regalo, oggi forse si esagera al contrario, ma come è bello vedere la gioia negli occhi dei bambini, per un attimo ti ripaga dei sacrifici, della stanchezza, delle preoccupazioni di tutti i giorni, perché a Natale non importa cosa trovi sotto l’albero, ma chi trovi intorno!

Buon Natale e felice Anno Nuovo dal mio cuore al vostro.


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